ONLY YOU

 

 

 

Sarà stato il freddo pignolo di quel marzo parigino del 1923, ma Paul Valéry era veramente incavolato, e mentre percorreva rue Saint-Dominique pensando al testo che stava scrivendo “Le problème des musées” decise di andarci giù duro, non gli piacevano i musei, non gli andava la cacofonia visiva di quelle opere messe una accanto all’altra, era disturbato dal vedere una statua romana in prossimità ad una marina settecentesca, una barbarie senza logica che non permetteva di vedere la singolarità dell’arte “… la nostra eredità ci schiaccia: L’uomo moderno, estenuato dall’enormità dei suoi mezzi tecnici, è impoverito dallo stesso eccesso delle sue ricchezze… Un capitale eccessivo e dunque inutilizzabile.” Basta! Non si prospettava nessuna soluzione, un vero furore estetico. Ma “quelle parole ci sono utili” così rifletteva Umberto Eco, 78 anni dopo. Quel maggio del 2001 era perfetto, il tepore non era stato sostituito dall’umidità e camminare per Bologna transitando per via Marsala deve aver avuto un buon effetto su Eco che nel turbine dei propri pensieri vide una soluzione, la sua soluzione “… il mio ideale è quello di un museo che serva a capire e godere un solo quadro (o una sola statua, o anche una sola saliera del Cellini).” Questo avrebbe scritto nel suo testo “Il museo nel terzo millennio”: entrare veramente ‘dentro’ a una sola opera. Come salvare una innamorata studentessa tredicenne da una noiosissima gita al Museo del Bargello? Come coinvolgere un malese islamico nelle raffigurazioni religiose della Galleria Estense di Modena? Come cercare di spiegare ad una comitiva di pensionati friulani che anche il Museo della Magna Grecia è Italia? E, infine, come sopravvivere alla morsa claustrofobica dei Musei Vaticani? Che parlino le opere stesse, anzi che parli una opera SOLA: che ci racconti la sua “vita spericolata” il Giasone di Pietro Francavilla del Museo del Bargello; che narri il Sant’Antonio da Padova di Cosmè Tura, nella Galleria Estense, il suo essere così simile ad un derviscio; che si dialoghi con la Testa di Filosofo del Museo della Magna Grecia, come con un saggio montanaro; e infine che recitino le mille voci della Trasfigurazione di Raffaello nel silenzio teatrale della Pinacoteca dei Musei Vaticani.

Più del Museo, l’Opera sola!

Fabio Mochi / Noe’ Group

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