La Supervisita

 

 

 

La Supervisita

Le opere d’arte ci appaiono spesso come rebus silenziosi ed enigmatici, come famigerati “pezzi da museo” incapsulati in una permanente, quanto affascinante, condizione di oblio. Molti musei oggi hanno intrapreso pratiche curatoriali trasversali che pongono in dialogo opere di tempi e autori diversi, con l’intento di sviluppare una fruizione attiva e critica. Cercando di spingere oltre queste buone pratiche, nasce per noi “La Supervisita”: ogni opera diventa un dispositivo dinamico di sapere amplificato da una serie di layer emozionali in grado di produrre una conoscenza viva nel fruitore. Il medium che abbiamo deciso di adottare è il suono inteso come un’interferenza, un layer aggiuntivo alla fruizione delle opere, in grado di far esplodere l’idea metaforica della scatola architettonica e della compartimentazione del sapere. La nostra idea è quella di associare ad ogni opera dei suoni quali rumori, canzoni e voci che aggiungano un contenuto altro ed aggiuntivo, capace di fornire un’interpretazione più approfondita ed emotiva, a volte sorprendente, dell’opera. Ad esempio, attraverso un rumore potremmo dare al visitatore l’impressione di toccare una scultura. Con una canzone, concentrare la sua attenzione su un dettaglio di un dipinto. O ancora, accompagnarlo in una riflessione contestuale. In ogni caso, un utilizzo del suono ben differente da quello di una standard audiuguida (apparecchio unicamente descrittivo). La presenza di queste tracce audio genera ne La Supervisita un nuovo livello di conoscenza che diventa ora emotivo e personale. Ci siamo innamorati dell’idea che questo campionario di suoni potesse arrivare al fruitore attraverso degli oggetti appartenenti all’immaginario quotidiano, oggetti playable del passato e del presente: una vecchia radiolina, un walkie talkie, un’antenna, ma anche un iPhone, un MP3, uno speaker bluetooth, fissati in modo intuitivo ed inaspettato in prossimità delle opere. Domani, questa tracce potrebbero essere raccolte in un archivio digitale e condivise fuori dal Museo su piattaforme quali Spotify o SoundCloud.

Federica Pellazza, Daniele Misso

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