FAB MUSEUM – Chi si ribella autoproduce opere d’arte

 

 

 

 

 

FAB MUSEUM è un progetto non-profit di innovazione sociale promosso da MICROCEBUS E MILANO MAKERS (MIMA). Il progetto si basa sull’idea di costruire un fablab semi-temporaneo ed itinerante che si integri o faccia tappa in ogni museo, e che si focalizza sulla contaminazione della cultura del “fare in museo” e più in generale del design come veicolo d’inclusione sociale, integrando tecnologie avanzate ed analogiche per progetti collaborativi con le comunità locali. Perchè un fablab dentro un museo? Se guardiamo le collezioni museali con uno sguardo più artigianale e concreto, possiamo facilmente renderci conto che si tratta perlopiù di opere realizzate da ‘makers’ del passato. Questa nuda osservazione ci permette di portare ancora più lontano lo sguardo dei visitatori di un museo, fino alle sue mani. Lo scopo è di coinvolgere il pubblico museale alla creazione di un’ampia gamma di oggetti fornendo loro gli strumenti per realizzarli in proprio in maniera flessibile e semi-automatica. Tra questi anche prodotti tecnologici generalmente considerati di appannaggio esclusivo della produzione di massa. Come è fatto un FAB MUSEUM? Consiste in una struttura architettonica low-tech e modulabile che accoglie al proprio interno un set minimo ma completo di strumenti per la fabbricazione digitale open source (stampanti 3D, frese a controllo numerico, macchine per il taglio vin​ilico, laser cutter…), oltre ad una postazione per le lavorazioni elettroniche e uno spazio di falegnameria didattica attrezzata per le lavorazioni ‘analogiche’. Cosa fare in un FAB MUSEUM? Oltre a una modalità libera/assistita post o pre visita volta a coinvolgere nuovi pubblici, il lab potrà organizzare una serie di workshop/contest dedicati anche ad associazioni no profit, studenti, artigiani, designer e artisti con lo scopo di reinterpretare le collezioni del museo, anche in previsione di mostre o serie limitate da rivendere nei propri bookshop. Sono ora i visitatori a fare il museo.

I meccanici di Apollo