Emuse

 

 

 

Emuse

 

Il museo oggi “ritorna al futuro”, riscrivendo le regole del gioco e può decidere di far parte del mondo in cui ormai le persone vivono i contenuti ed il proprio tempo libero allo stesso modo in cui navigano le infinite pagine di internet, un ambiente interdisciplinare che credo possa definirsi come “Massive Multi-layer Online Open World”. Emuse rende il museo parte di questo MMOOW, dà vita alle sue opere attraverso l’uso di Virtual Intelligence personalizzabili con le voci di persone della città, interpretazioni di attori o creazioni ispirate oggetti del museo. Inoltre la VI interagisce con le domande. Attraverso il supporto di cuffie audio con microfono e dotate di un codice visibile (o attraverso successive implementazioni, di realtà virtuale, holo lens, augmented reality…) un visitatore può seguire o interagire con altri. La VI esce dal museo ed è disponibile sia prima che dopo l’esperienza su twitter o uno specifico “cultural social network”, permettendo ad un utente di progettare la sua esperienza o prolungare il piacere della scoperta. Potenziando l’attualmente sottovalutato e poco sviluppato strumento del prestito,Emuse rende le collezioni di altri musei aperte,genera un racconto anche durante il viaggio di questi oggetti verso altri istituzioni culturali e rende così possibile visitare altri luoghi e culture stando nello stesso museo o seguendo online l’avatar dell’oggetto in prestito. Emuse costruisce “un sistema operativo culturale” che i pubblici possono indossare, contamina il patrimonio universale rendendolo parte di un processo creativo universale. In ogni museo il “navigatore” infatti è almeno fruitore ma anche generatore d’arte in quanto co-crea attraverso la mediazione di nuovi digital content managers e altre professionalità l’opera d’arte-museo stessa e lo può fare da casa. L’avatar di queste VI è attivo online e ogni museo sceglie, trasforma, arricchisce, cambia coloro che lo rappresentano. La VI apprende (ML) profilando e raccogliendo i contributi online e offline generando storie e percorsi nuovi, mediati e soprattutto creati da specifiche professionalità. Il museo quindi crea anche nuove professioni o conduce diverse professionalità, oggi troppo lontane, a lavorare insieme.

Marco Di Paolo