D.O.O.R. (Different Observation Of Reality)

 

 

 

 

 

La porta, rispetto al ponte, mostra in modo più̀ netto come separazione e congiunzione non siano altro che le due facce di una medesima azione. L’opera d’arte è infatti contenuta nei suoi limiti, ma al tempo stesso possiede in sé quella forma che la spinge sempre al di fuori di essi, autotrascendendosi. G. Simmel.
D.O.O.R. (Different Observation Of Reality) vuole essere un continuo scambio di relazioni tra arte e fruitore all’interno e all’esterno dello spazio museale. Crea una simultaneità di tempo e spazio realmente vissuta, utilizzando una tecnologia accessibile a tutti attraverso la cornice di una porta. Il modello di D.O.O.R. è basato su un modulo moltiplicabile, costituito da almeno due porte dal design adattabile alle caratteristiche del museo e dello spazio urbano in cui saranno installate: porte tra vari musei e nelle città. All’interno di ciascuna porta verrà inserito uno schermo con una webcam che permette di stabilire connessioni tra visitatori di musei, opere d’arte e territorio in uno scambio reciproco interattivo. La comunicazione non si limita al collegamento visivo e concettuale delle opere riprese in video, ma coinvolgerà realmente e fisicamente le persone e l’ambiente circostante. Il pubblico del museo e quello del territorio avranno l’opportunità di parlarsi, ascoltarsi e interagire, incuriosirsi e imparare mettendosi in gioco ed esplorando ciò che non conoscono, in uno spazio in cui non si trovano. Basterà aprire la porta o spiare dallo spioncino. In questo modo si vive un aumento di realtà offerto dal collegamento telematico, senza sforzo tecnico da parte del fruitore. Un’ulteriore opportunità può essere rappresentata da una sorta di appuntamenti live con approfondimenti e talk. La prospettiva di D.O.O.R. è sviluppare una catena di porte collegate tra loro che rimandino a spazi e luoghi di cultura diversi e lontani, creando una rete e una disseminazione culturale ricca di scambi fra città e musei, fra uomini e arte, fra tecnologia e cultura.

Kubrick’s grandchildren

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