show][case

 

 

 

 

 

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show][case prevede l’implementazione di una o più coppie di schermi digitali – l’uno collocato in un ambiente museale scelto, l’altro nel tessuto urbano che ospita il museo – che, mediante una connessione in tempo reale, simulano il funzionamento di una “vetrina”. Queste vetrine d’inciampo intercettano i cittadini-non-visitatori rendendo così permeabili museo e territorio. Simmetricamente, all’interno delle mura, il visitatore reale compie una deviazione rispetto all’itinerario atteso, affacciandosi sul centro abitato. Un sistema di messaggistica istantanea (touch o kinect) si attiva nello stesso pannello digitale quando due soggetti, nei due schermi connessi, vengono riconosciuti da un sensore, incoraggiando l’interazione tra pubblico e non-pubblico e la fiducia – piuttosto che la diffidenza – in chi sta “dall’altra parte”. Questo sistema tiene conto del divario digitale facilitando il coinvolgimento dei non connessi e incentiva la co-creazione di contributi culturali da parte degli utenti, laddove le opere divengono i mediatori privilegiati dell’interazione. In assenza di un interlocutore sarà possibile, per chi è all’esterno, di fruire contenuti sul museo e sulle opere visualizzate, e per i visitatori reali di avere informazioni sulla città e i territori su cui si affacciano. Se in potenza show][case favorirebbe la dislocazione del patrimonio su scala globale, appare necessario alimentare la consapevolezza nei cittadini dei beni presenti nel loro territorio, nonché rendere conto di due aspetti: incentivare la democratizzazione attraverso una trasparenza mimata digitalmente; disinnescare parzialmente l’abbandono-sorvegliato a cui specialmente i luoghi periferici paiono destinati. Promuovendo la fissità delle visuali proposte, è auspicabile che gli abitanti dei luoghi nei quali sono installati i pannelli possano farsi delle guide estemporanee per i visitatori reali, attraverso l’affezione ad un ambiente che si integra nella più familiare quotidianità.