Poetry in Hands

 

 

 

 

 

 

 

“Poetry in hands” è un sistema di installazioni olografiche e interattive che mira a stimolare una riflessione sulla sordità e più in generale sulla accessibilità della cultura e sulla fruizione dell’arte. Piuttosto che declinare il tema con installazioni accessibili per un pubblico di sordi, “Poetry in hands” ribalta la prospettiva, proponendo performance olografiche progettate con e realizzate da artisti sordi, e pensate per veicolare contenuti che siano belli nella forma, poetici e accessibili anche per udenti. La sfida è quella di contribuire con una scelta di campo ad abbattere alcune barriere che sono prima di tutto culturali e poi architettoniche e tecnologiche.
“Poetry in hands” trasforma il museo in un luogo di performance olografiche (poesie, canzoni, recitati teatrali) che abbiano un collegamento inusitato, e da scoprire in modo interattivo, con le opere in mostra. Il concept scenario, riportato nel pdf in allegato a pagina 3, descrive un’installazione che collega le sculture dei circensi di Marino Marini con la performance di due artiste, una sorda, l’altra udente. La seconda (nel video allegato è la cantautrice Serena Abrami) canta la canzone “La donna cannone” di Francesco De Gregori, mentre la prima (Consuelo Agnesi) la interpreta con la lingua dei segni accompagnata da movimenti espressivi di tutto il corpo, come in una danza, che la rende fruibile anche per udenti. L’ologramma si attiva quando il visitatore entra in un’area sensorizzata intorno al totem, in un gioco di scoperta, sorpresa e interazione “embodied”. Le proiezioni cambiano durante la visita in modo randomico, rendendo lo spazio un luogo di esplorazione giocosa e partecipata.
“Poetry in hands” propone un’idea di museo come luogo di esposizione e di performance, ma allo stesso tempo anche come luogo di riflessione, condivisione e incontro di persone con abilità diverse.

Per maggiori informazioni:  PoetryInHands