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RESTAURI

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dall’ottocento ai giorni nostri
la struttura di san pancrazio subì forti trasformazioni secondo il mutare del gusto fino a quando, alla metà del XVIII, la chiesa venne completamente trasformata secondo un progetto dell’architetto giuseppe ruggieri. in conseguenza delle tumultuose vicende dell’epoca napoleonica, san pancrazio fu sconsacrata con editto del 20 ottobre 1808. dopo la soppressione degli ordini religiosi e la confisca dei beni dei conventi, i suoi arredi vennero messi all’asta e dispersi e la chiesa destinata a sede della lotteria imperiale di francia. dopo essere stata sede della pretura, nel 1883 la chiesa di san pancrazio venne destinata a reale manifattura tabacchi; continuarono le trasformazioni e le manomissioni: la navata settecentesca fu tramezzata in più piani per mezzo di un solaio metallico, le cui travature in ferro bullonato si possono osservare anche attualmente.
nel 1937 la chiesa fu destinata a deposito della caserma che nel frattempo si era installata nell’attiguo convento.
tra gli anni sessanta e settanta, dismessa la chiesa dall’amministrazione militare, viene dato inizio al recupero dell’edificio.

restauro moderno
dal 1982 l’intervento di restauro del complesso di san pancrazio viene affidato agli architetti lorenzo papi e bruno sacchi; per la precisione, i progetti dei due architetti devono innestarsi su un parziale intervento già operativo negli anni precedenti, che aveva visto la demolizione della facciata interna barocca e l’elevazione di due tralicci a sostegno di una nuova copertura del vestibolo. il filo conduttore del restauro, inteso non quale pura esercitazione di recupero astratto, ma di adattamento alla nuova funzionalità museale, ha puntato alla restituzione della leggibilità del monumento, in tutte le sue scansioni, dall’involucro medievale all’orditura interna settecentesca, con le ulteriori sovrastrutture protoindustriali in ferro della fine dell’ottocento. l’intervento ex novo si caratterizza soprattutto nel dipanarsi di un percorso liberissimo – scale e passerelle nettamente individuate per forma e colori dai manufatti antichi – che permette di riconoscere appieno e di interscambiare le memorie di una storia antica e gli eccezionali documenti di una poetica moderna ed attuale, quella di marino marini. l’unico settore dove il progetto odierno ha dovuto intervenire con una reinvenzione radicale è la parete di fondo, corrispondente all’antico coro di cui non rimanevano vestigia alcune, risolta con una“parete di luce”, una grande vetrata scandita da una intelaiatura la cui geometria astratta ripropone le scansioni di forza dell’edificio antico.