DISEGNI E INCISIONI

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fin dalle prime prove nell’incisione, databili all’inizio degli anni ’20, marino marini dimostrò di non essere facilmente suggestionabile dai clamori estetici che gli si levavano intorno; queste immagini testimoniano come egli non fosse minimamente influenzato dagli echi futuristi e cubisti che pure, a firenze, avevano avuto e ancora avevano un discreto pubblico di sostenitori. in compenso, queste prime opere mostrano invece una certa ispirazione d’ascendenza secessionista, con l’inclinazione ad enfatizzare la forma, dandole rilievo e plasticità. dagli anni ’50, in concomitanza con la ripresa della pittura, marino introduce il colore nella sua grafica, e in particolar modo nelle litografie. intorno al tema del cavaliere ruota anche l’attività grafica dell’artista, che tuttavia riprende, rinnova e rifonde tutte le altre immagini del suo repertorio: le pomone, gli acrobati, i giocolieri, le danzatrici, i personaggi del circo e del teatro, e ancora altri cavalli e cavalieri. insieme con la logica consequenziale della visione tragica, sembra convivere in marini e nella sua vitalità, un irrinunciabile sentimento di fiducia; di ciò sino alla fine, fino alla soglia della sua morte, vi è una splendida e lancinante teoria di fogli, di incisioni e litografie, che giungono sino al 1980.